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I BlackJack – Chiedimi chi erano.

I BlackJack –  Sono stati una band beat italiana attiva tra il 1962 e il 1969. La band ha all’attivo un solo album, praticamente introvabile, e una manciata di singoli. Oltre la qualità dei propri lavori, caratterizzati da sonorità che li collocano come un’anomalia nella scena di quegli anni, fedeli si al genere e alla loro epoca, ma dotati di estro e originalità rara, sono spesso citati dai più profondi conoscitori di quella musica e di quegli anni per la loro storia. I BlackJack salgono alla ribalta con un disco,”Gennaio”, che è esso stesso un fenomeno assestante: prodotto con difficoltà, stampato in poche e copie, ad oggi una vera rarità. Ma questo non è niente rispetto a ciò che accadrà dopo: se ne hanno notizie fino alla primavera del 1969, per poi sparire per sempre, senza averne notizie certe e senza sapere cosa gli sia successo.  I loro brani più famosi sono stati anno dopo anno cancellati dai palinsesti radio, si è smesso di parlarne e di citarli. Spesso capita di dimenticare un gruppo, probabilmente accade il più delle volte, pochi di voi ricorderanno I Beatniks, I Pensiero, I GridoBeat a altre decine di gruppi ormai sepolti dal tempo. Ma dietro il caso dei I BlackJack sembra esserci qualcosa di più, qualcosa di meno casuale. In queste pagine, capitolo per capitolo, non leggerete, come accade in altri siti, assurde teorie , ma si cercherà con fatica, visto la penuria di materiali reperibili, di raccontare la loro musica e tentare di farsi un’opinione sulla loro storia, sperando di riportare in superficie una band che non merita di essere dimenticata – I BlackJack.

“Se ti addormenterai, io sarò lì, mi sdraierò lo sai, e poi a fianco a te, la luce nasconderò perchè  il vento soffia un’altra tua follia, resto ancora accanto a te” – Fiammiferi 66/I BlackJack 

foto bj vecchia

I BlackJack – servizio fotografico ROMA-1965. Studio Pagano

 

I BlackJack e il prezzo del successo Cap.11

I BlackJack e il prezzo del successo – Come detto in precedenza, la band stava passando un momento dove la grande quantità di soldi messa disposizione dalla neonata casa discografica li aveva resi delle star con appena 15.000 copie vendute. Le bizzarre voci che si rincorrevano unite alla rarità del loro primo disco non avevano fatto altro che alimentare la loro leggenda. Una serie di notizie che li riguardavano erano finite sui rotocalchi e riviste di settore, mettendo in risalto più i loro eccessi che non il loro percorso musicale. La strada per il secondo album si faceva sempre più complicata, con la band che entrava e usciva di continuo dalle sale di incisione senza essere riuscita a raccogliere idee e materiali degni di nota. I litigi erano all’ordine del giorno, e  un arido triennio creativo, interrotto solo dall’uscita di alcuni singoli, erano il sintomo di una crisi personale ed artistica profonda, mascherata solo grazie alle grandi capacità gestionali di Benny Leone, che era riuscito a convincere i discografici ad aspettare i nuovi lavori di quella che lui definiva “la miglior band italiana”. I motivi di tante difficoltà, dopo un esordio di successi, sono da ritrovare probabilmente nella psicologia e nelle abitudini del gruppo: i litigi legati alla leadership, gli abusi  costanti di alcol e droga, una profonda insoddisfazione per l’ambiente musicale italiano ritenuto “provinciale”, fragilità emotive e problematiche famigliare. Tutti questi fattori sintetizzano i motivi che non hanno permesso ad una band così talentuosa di terminare il proprio processo di maturazione, ma che li hanno spinti ad essere travolti ed ingoiati dalla macchina dello show business, fino a sparire.  Un inizio tanto brillante è il giusto contrappasso per una fine tanto oscura, misteriosa. La carriera e le notizie riguardanti I BlackJack si interrompono nella primavera del 1969, dopodiché è difficile stabilire con certezza quello che sia avvenuto, aumentando in maniera esponenziale la fascinazione che ho personalmente per questa band. Che fine hanno fatto I BlackJack?

I BlackJack prosegue l’avventura Cap.10

I BlackJack prosegue l’avventura – 00 la band entusiasta del successo del disco e galvanizzati dal tour in giro per l’Europa, decisero di sposare in pieno il progetto Milledischi Records, firmando, senza rifletterci più di tanto ,tutte le carte delle quali Benny  Leone, il manager, aveva bisogno per garantirsi il loro totale controllo.

Leone si era dimostrato, ancora una volta, un grande uomo di business, era riuscito a mettere in piedi il suo progetto, trovando cospicui fondi per creare la “MilleDischi”, etichetta che si sarebbe occupata in toto dei I BlackJack, Aveva riunito in questo progetto dei vecchi satrapi della discografia italiana (Crocetta ad altri nomi illustri, oggi difficilmente identificabili),  che erano stati convinti da Benny Leone della possibilità di costruire intorno al gruppo un fenomeno mai visto in Italia, al pari della Beatlemania inglese.

La band si trovo improvvisamente a disporre di una grande quantità di denaro, messa a disposizione dalla neonata casa discografica, che puntava fortemente sui futuri progetti del gruppo, tanto da concedere ai ragazzi e il loro manager finanziamenti illimitati. Il primo disco, unito alla grande capacità comunicativa e manageriale di Leone, li aveva resi delle star con appena 15.000 copie vendute. La difficoltà di reperire l’album e i molti dettagli, talvolta fantasiosi, sulla produzione del disco , che spesso hanno rasentato il “giallo”, basti pensare alla voce per la quale uno dei finanziatori fosse Frank Bevilacqua, boss della Ligera, la mala milanese, erano serviti a creare intorno ad una band, fino a pochi mesi prima sconosciuta, una vera aurea di leggenda.

L’entusiasmo iniziale per il progetto comincia piano piano, come vedremo nei prossimi capitoli, a prendere una piega diversa: i risultati creativi iniziano a scarseggiare e i ragazzi della band cominciano a diventare più famosi per le loro stravaganze e le loro liaisons con alcune donne dell’epoca.

Benny Leone, in un clima che comincia a farsi difficile intorno al gruppo,  per cercare di calmare i suoi investitori decise di convincere la band dal 1967 al 1969 a fare uscire una serie di singoli che ebbero comunque un ottimo successo, come continuavano ad averlo i live della band, che si contraddistingueva per le grandi performance, esuberanti e coinvolgenti.

I BlackJack nasce la Milledischi Records Cap.9

I BlackJack nasce la Milledischi Records – Tornati dalla trionfale tournée in europa e reduci dal successo del primo disco, molte delle più importanti major italiane erano pronte  a rilanciare per garantirsi il gruppo e i loro prossimi album, offrendo contratti molto ricchi, ma i piani di Benny Leone erano diversi.

Leone durante il soggiorno inglese colmo di entusiasmo ed eccessi convinse i giovani della bontà del suo progetto: non firmare per nessuna major italiana che li avrebbe resi un gruppo  qualunque, ma creare intorno a loro, probabilmente, la prima Vanity Label italiana, come stava succedendo in Inghilterra o negli Stati Uniti per le grandissime band.  Leone era un tipo molto informato ed attivo, conosceva bene come si stava muovendo il mercato discografico del resto del mondo: era nota la volontà dei Beatles di formare una Vanity Label, l’Apple Records, che incredibilmente verrà inaugurata dopo la Milledischi Records, o come la Bizzarre Records di Frank Zappa stesse scuotendo il mercato statunitense.

L’Apple Records, la Vanity Label per eccellenza

I ragazzi in un momento di poca lucidità firmarono tutte le carte delle quali Leone aveva bisogno per garantirsi il loro totale controllo.

Leone non era uno sprovveduto, era riuscito incredibilmente a mettere in piedi il suo progetto e a trovare fondi per creare la “MilleDischi”, etichetta che si sarebbe occupata in toto dei i I BlackJack, per riuscirci aveva riunito in questo progetto noti imprenditori della discografia italiana, impresari del mondo dello spettacolo e personalità nel campo della moda, tutte persone che durante il periodo del boom economico cercavano nuovi mercati dove investire i grandi capitali dei quali disponevano.  Benny Leone li aveva convinti  della possibilità di costruire intorno al gruppo un fenomeno molto redditizio, mai visto in Italia, al pari della Beatlesmania inglese.

Il marchio Milledischi Records era già stato utilizzato in gran parte della produzione discografica anche prima della sua fondazione formale, dimostrando che l’idea di un’etichetta “personale”, fosse già da tempo nella testa di Benny  Leone.  La vera etichetta vedrà la luce nell’autunno del  1967 e il primo singolo prodotto si intitolerà “Moving to the County”, presente in due versioni su entrambi i lati.

I BlackJack in giro per l’Europa – Cap.8

I BlackJack in giro per l’Europa – Il successo incredibile del disco riportò i BlackJack in tour, fino in Austria, Germania e soprattutto per due date a Londra. Per la band, cosa rara per un complesso italiano degli anni 60, trovare consenso fuori dai confini nazionali era motivo di grande esaltazione.  Le date a Londra che avvennero tra giugno e luglio, ma delle quali è difficile risalire alle date certe, avvennero al mitico Marquee Club, già trasferitosi nella sede di Wardour Street.
La possibilità di trovare un ingaggio oltremanica fu possibile grazie a una buona parte di repertorio cantata in lingua inglese dal cantante Alan Targett – Adams.

Il Marquee Club e uno dei suoi grandi ospiti.

Sullo svolgimento delle serate non si hanno notizie certe, ma la ricostruzione più plausibile è che nella prima serata I BlackJack abbiano suonato all’interno di una rassegna di band provenienti da tutta Europa, mentre, ma qui le informazioni sono molto frammentarie, pare che durante la seconda serata aprirono il concerto di una delle band più amate al Marquee , una band che fa tremare i polsi :  i “The Yardbirs” del fuoriuscito Mr. Eric Clapton.  A suffragio di questa tesi esiste una foto che li ritrae insieme a  Tony Di Perna, chitarra solista dei I BlackJack.

Nel frattempo In Italia la situazione intorno alla band era  radicalmente cambiata e le grandi case discografiche erano pronte a rilanciare per garantirsi il gruppo e i loro prossimi album, ma i piani di Benny Leone erano diversi. Leone durante il soggiorno inglese ricco di entusiasmo ed eccessi convinse i giovani della bontà del suo progetto: non firmare per nessuna major italiana, che avrebbe limitato la loro libertà e sottratto al gruppo la maggior parte dei guadagni. Il manager comincia a parlare ai ragazzi delle nascenti Vanity Label che si stavano formando in Inghilterra e negli Stati Unititi, intorno alle band di maggior successo.

I BlackJack e Caterina – Cap.7

I BlackJack e Caterina – Immagino che  tutti, quando si parla di anni 60, abbiate capito chi sia la Caterina in questione. Come si sono intrecciate le strade di due artisti così importanti di quegli anni? Grazie alla entusiasmante cronaca che il “casco d’oro” della musica italiana dedicò ai I BlackJack e al loro concerto al Piper di Roma nel giugno 1966. Per quelli che se lo ricordano, e purtroppo sono in pochi, è stato un concerto memorabile, che vide il locale di Via Tagliamento pieno in ogni ordine di posto. La cosa bella dell’articolo è che cita anche un’altra delle personalità più in vista della scena musicale di quegli anni, “la ragazza del Piper”,  confermando alcune teorie su uno dei brani italiani più belli e famosi di sempre (Pensiero Stupendo) .

Non voglio anticiparvi altro e vi lascio alla lettura della trascrizione completa dell’articolo uscito il 6 giugno 1966 sul settimanale giovanile “Ciao Amici“.

Qualche mese fa la mia amica e collega Patti mi ha parlato di questo nuovo complesso, I Blackjack.
Insieme abbiamo ascoltato il loro primo – e finora unico – Long Playing, molto apprezzato da entrambe. Loro arrivano dal sud, dalla Puglia per essere precisi: ma lo show business sta nelle grandi città, lo sanno tutti, e infatti loro già da un po’ fanno base a Milano. Patti mi sa che ha un debole per loro: ha detto che abitano tutti insieme in un appartamento nella periferia sud ovest della città, i quartieri della mala. Wow, ho pensato: oltre che ottimi esecutori questi qui devono anche essere tipi tosti, dei veri duri! E, devo ammettere, il particolare mi ha affascinato, trascinandomi fino al Piper di Roma in questa calda giornata di inizio estate. Sarà uno dei recital più importanti della loro tournée che, mi dicono, ha già toccato con grande clamore anche la Germania, l’Austria, addirittura Londra! Niente male, mi sono detta: considerato che i complessi qui da noi si schiantano tutti a ridosso delle Alpi, beh, questi qui devono avere una marcia in più. Non perdo altro tempo e ve li presento: si tratta di un quartetto, abbigliato alla maniera ‘beat’. I loro brani li eseguono nella classica formazione: c’è Nat alla batteria Tony alla chitarra, Nick basso e voce. Dettaglio non da poco: la voce  chitarrista ritmico è un italo/inglese, si chiama Alan,  ma molti si riferiscono a lui come ‘Churchill’. E’ tutt’altro che vecchio e noioso in realtà! Ottima pronuncia, suona la chitarra, capelli lunghi e sguardo ammaliatore. Intercetta fin da subito gli occhi interessati delle ragazze nelle prime file. Il passaparola dev’essere stato decisivo: per lo spettacolo serale più di mille adolescenti affollano la sala, tutti tra i 15 e i 20 anni. Il concerto non delude, al contrario: in tre quarti d’ora i Blackjack ci fanno ascoltare l’intero repertorio più un pezzo dei Beatles, a sorpresa, durante il bis (una canzone nuova dei Baronetti di Liverpool: si intitola ‘Paperback Writer’ ma il 45 giri qui in Italia non è ancora arrivato).
Il suono è dominato dagli intrecci di chitarre – elettriche ed acustiche – e dalle armonie vocali, con una sezione ritmica solida senza essere troppo invasiva. Hanno padronanza tecnica e presenza scenica: insomma, la grinta certo non gli manca: le canzoni piacciono – specie quella di punta, ‘Yes No’ – e ogni finale è salutato dalle fans con acclamazioni e gridolini, neanche fossimo di fronte a Gianni Morandi o ai Rolling Stones. Nei camerini, dopo il concerto, ho avuto l’opportunità di incontrarli: sono tipi in gamba, non se la tirano troppo, hanno la battuta giusta al momento giusto. Unica pecca: non sanno giocare a carte il che, considerando il loro nome di battaglia, mi ha strappato un sorriso. Ma voi, ragazze e ragazzi, non perdeteveli, saranno la grande sensazione dell’estate, speriamo di avvistarli al Cantagiro.

I BlackJack esce “Gennaio” 1966 – Cap.6

I BlackJack esce “Gennaio” 1966 – l disco “Gennaio” uscì il 17 Gennaio 1966, ai primi di Marzo le 15.000 copie, stampate con fatica, erano già introvabili, rendendo il disco un oggetto di culto tra i giovani. Il successo incredibile del disco riportò i BlackJack in tour, fino in Austria, Germania e soprattutto per due date a Londra, dove Benny Leone voleva guadagnarsi la fiducia totale della band. La situazione in Italia era radicalmente cambiata e le grandi case discografiche erano pronte a rilanciare per garantirsi il gruppo e i loro prossimi album, ma i piani di Benny Leone erano diversi. Benny durante il soggiorno inglese fatto di droghe ed eccessi convinse i giovani della bontà del suo progetto: non firmare per nessuna major italiana che li avrebbe resi un gruppo di senza palle da portare a Sanremo, ma creare intorno a loro la prima Vanity Label italiana, come stava succedendo in Inghilterra o negli Stati Uniti per le grandissime band. I ragazzi in un momento di poca lucidità firmarono tutte le carte delle quali Benny aveva bisogno per garantirsi il loro totale controllo. Leone non era uno sprovveduto, era riuscito incredibilmente a mettere in piedi il suo progetto e a trovare fondi per rendere la “MilleDischi” un’etichetta vera e propria, che si sarebbe occupata in toto dei BlackJack, per riuscirci aveva riunito in questo progetto dei vecchi satrapi della discografia italiana che erano stati convinti da Benny Leone della possibilità di costruire intorno al gruppo un fenomeno mai visto in Italia, al pari della Beatlesmania inglese. La prima cosa che Benny aveva in programma era la ristampa del primo disco dei BlackJack, ma un contenzioso legale con la piccola etichetta che aveva prodotto il disco rallentò di mesi la riedizione, fino a farla saltare. La mancata riedizione e le pochissime copie in circolazione, sono uno dei motivi che rendono i loro lavori della rarità tra i collezionisti e , probabilmente, una delle cause che ha portato nel tempo quasi a dimenticare questo talentuoso complesso.

Allego una piccola recensione,trovata con immensa difficoltà, grazie all’amico Pasquale Bianchi (uno dei più grandi BlackJackiani di Italia)  su una rivista di settore “Shopping Underground”.

I migliori, i più promettenti fra i nuovi arrivi, ci sembrano i Blackjack: non perdete per nulla al mondo il loro primo 33 giri, in uscita tra pochissimo. Come ormai è largamente di moda, anche questo complesso ha abbracciato l’estetica ‘capellona beat’ sbarcata da Inghilterra e Stati Uniti. Sono graziosi e pure preparati, hanno un debole per le melodie beatlesiane e di certo sapranno come farvi ballare durante le prossime feste in terrazza. Ma attenzione, canzoni come ‘Fiammiferi’ si riveleranno adatte anche a chi volesse conquistare l’innamorata con una dedica di quelle che fanno battere il cuore. Faranno strada.

Dr Martens e I BlackJack – Cap.5

Dr Martens e I BlackJack – Una nota di costume che arricchisce la storia dei I BlackJack e la loro influenza sulla scena beat italiana riguarda un paio di scarpe. Le calzature in questione non sono scarpe qualsiasi, ma rappresentano un cult nella cultura musicale ad underground. Si avete capito: stiamo parlando delle mitiche Dr Martens. La storia di queste scarpe, per quello che riguarda la controcultura giovanile, inizia proprio negli anni 60 e per il mondo anglosassone sono indissolubilmente legate alla storia del rock ed ad uno dei suoi più celebri alfieri, Pete  Townshend

Pete Pete Townshend e le inseparabili Docs.

 Il chitarrista degli Who è considerato all’unisono colui che ha reso l’anfibio inglese la scarpa più in voga tra gli amanti della musica beat e i Mods.
Ok, in Inghilterra Pete, ma in Italia? Qualcuno può considerarsi nel nostro paese il padre di una delle mode più longeve della storia? Chi ha portato le mitiche Docs in Italia?
Avevo già sentito più volte in giro la storia per la quale questa paternità fosse da attribuire ad Alan Targett – Adams, voce e chitarra dei I BlackJack.  I più informati affermano che Alan, visti le origini inglesi e i ripetuti viaggi oltre manica, avesse notato il diffondersi delle Dr Martens tra alcuni coetanei inglese e, una volta comprate, avesse cominciato ad indossarle in Italia. Altri dicono che ricevesse regolarmente le scarpe ogni natale come regalo da un suo zio, originario del Northamptonshire, impiegato come contabile nella famosa fabbrica di Wollaston.
Detto questo, non sappiamo se Alan sia stato il primo in assoluto ad indossare le Docs in Italia, ma sicuramente è stato tra i primi.
La conferma l’ho avuta chiacchierando con il mitico Bobby Posner, voce e basso dei The Rokes.
Gentilmente Bobby ha raccontato anche per voi questo breve aneddoto in un video, che inserirò alla fine del post.  Grazie di cuore Bobby!

I mitici The Rokes con Bobby Posner

Una piccola storia di costume che dimostra come un gruppo, quasi dimenticato, abbia influenzato musicalmente e nelle mode un’intera generazione.  Ci sono altre curiosità su questa band, ma ne parleremo in futuro in un altro capitolo.

 

 

I BlackJack inizia l’avventura – Cap.4

I BlackJack inizia l’avventura – Ai ragazzi il nome “I BlackJack”, scelto da Benny Leone, non piaceva, per i vecchi “The Jupiters” era un nome troppo oscuro e per Alan un nome che tutti gli italiani avrebbero pronunciato male, ma dopo un pò ci si affezionarono. Tra la primavera e l’inverno del 1964 “I BlackJack” attraversarono su quel piccolo e malandato furgone tutto il paese, suonando in centinaia di piccoli club, percorrendo migliaia di chilometri e dormendo nelle peggiori topaie della nazione. Nel 1964 sono nella line up del Festival degli Sconosciuti d’Ariccia, ma un rissa scattata pochi minuti prima nei camerini tra Alan e Shel Shapiro convince gli organizzatori, su pressioni di Teddy Reno manager dei “The Rokes” a eliminare “I BlackJack” dalla manifestazione. Inizialmente l’accaduto sembra un fulmine a ciel sereno, ma dopo poco tempo questa vicenda li rende ancora più famosa tra i ragazzi dell’epoca e la scena musicale, che comincia ad etichettarli come i cattivi ragazzi della musica italiana. Il tour infinito dei BlackJack prosegue, dopo quasi un anno e mezzo si conclude al Paiper di Roma, aperto da poco, ma già divenuto leggenda. Il locale è stracolmo. Tutti vogliono vedere la band della quale si parla da mesi. Nessuno rimane deluso. La leggenda vuole che il brano di Patty Pravo “Pensiero Stupendo”, scritto da Ivano Fossati nel 1978, sia stato scritto dopo il racconto fatto dalla cantante sulla folle nottata passata al Paipers con Nick e Nat. Dopo il successo del Paipers la band ebbe un periodo di grandi tensioni, scaturite dal diverbio tra Benny Leone e Teddy Reno, che avrebbe offerto una cospicua buona uscita al manager per occuparsi lui della band e produrre il loro primo album con la nascente ARC, nuova scuderia di casa RCA. Il gruppo era sul punto di sciogliersi, ma Leone , ormai avversato dalla maggior parte delle case discografiche italiane riuscì a trovare i soldi. Voci dell’epoca, che sembrano trovare riscontri,  affermano che i soldi vennero chiesti in prestito dal manager ad alcuni personaggi della “Mala di Milano”, e grazie alla distribuzione di una piccola etichetta vide la luce il primo ed unico di disco de I BlackJack.

 “Fonti – Claudio Pescetelli, Una generazione piena di complessi. Miti e meteore del beat italiano.”

Il Mitico Piper Club
http://www.vogue.it/people-are-talking-about/vogue-arts/2015/02/piper-club-the-italian-dancefloor

YES NO I BlackJack (1965) – Cap. 3

Yes No I Blackjack (Musica) :  è  un singolo uscito nel maggio 1965. Il brano, cantabile ed estivo, fu composto dall’autore principale del gruppo , Alan Lentini, conosciuto da tutti come Alan Targett – Adams, cognome materno utilizzato da sempre dall’artista. Il brano come tutta la discografia dei I BlackJack porta il nome della loro vanity label, creata da Benny Leone, ma il singolo fu distribuito grazie ad un insperato accordo distribuzione con l’etichetta SIR, non finendo mai di fatto nel catalogo della storica casa discografica milanese. Il 45 giri pesca da sonorità molto vicine alla surf music californiana dei primi anni 60, anche se non senza alcune ingenuità, la band dimostra un’energia ed una capacità comunicativa che li porterà nei jukebox di tutta Italia. Il brando sarà in pesante rotazione e tra i più amati in spiaggia per tutta l’estate 1965.

jukebox italia anni60

Prod. 1000dischRec – Dist. SIR

YES NO  I BlackJack : Testo (Targett – Adams)

Città di estate che monotonia, tutte le mie amiche sono via.
Che cosa posso fare non lo so, vado alla ricerca di uno shock.
Yes No, Yes no, Yes Yes no!
Yes No, Yes no, Yes Yes no!
Sono qui seduto dentro a un bar. Arrivi con la mamma ed il papà
Io guardo gli occhi tuoi, tu guardi i miei, lo vedo che sei stanca dei musei.
Yes No, Yes no, Yes Yes no!
Yes No, Yes no, Yes Yes no!
Come ti chiami? Quanti anni? Ma dimmi questa sera cosa fai.
Vorrei portarti al mare sul risciò, ma tu sai solamente dire:
Yes No, Yes no, Yes Yes no!
Yes No, Yes no, Yes Yes no!
Tu fai le bolle bimba U.S.A, con quella bocca gonfi i sogni miei.
Ma tu non mi capisci e fai bye bye e solo una parola mi dirai.
Bye Bye Bye Bye Bye Bye Bye
Bye Bye Bye Bye Bye Bye Bye
Bye Bye Bye Bye Bye Bye Bye
Bye Bye Bye Bye Bye Bye Bye

 

 

 

 

Alan dei BlackJack – Cap.2

Alan dei BlackJack – I The Jupiters, senza aver avuto neanche il tempo di dire si o no, erano stati reclutati dalla prestigiosa “Benny Leone Management.” Milledischi fissò un nuovo appuntamento per la settimana successiva, ma gli disse di vedersi di fronte ad un locale del quartiere Barona. Il trio sperava si trattasse di un ingaggio per una serata, ma erano fuori strada. Benny fece accomodare i ragazzi nella piccola sala, piena di fumo di sigaretta e scarsa di pubblico, ad eccezione delle prime file dove un nutrito gruppo di ragazzi, nella maggior parte ragazzine, sembrava attendere con trepidazione l’inizio dello spettacolo. Quando l’insistenza delle prima file iniziò a montare, dalla vecchia quinta di velluto venne fuori una sagoma esile che impugnava una chitarra. Benny guardò i ragazzi e prima che iniziasse il concerto disse “Da oggi siete in quattro.”Il quarto era Alan, detto “Churchill”, un giovane musicista di madre inglese e padre lombardo, che bazzicava tutte le notti nei locali di Milano, chitarra in spalla e un sorriso beffardo. Aveva uno stile originale e canzoni uniche, ma un suono grezzo e una certa diffidenza per la scena nostrana. Alan a fine concerto vide il trio e per snobismo era sul punto di andarsene, pensava che Benny Leone aveva avuto un’altra delle sue stupide trovate, non voleva essere accostato ad  un gruppo di sprovveduti arrivati da un piccolo paese nel culo del sud, ma decise di salire sul palco e jammare con loro. Bastarono pochi minuti, e “Churchill” che era un snob, ma anche uno stratega capì di aver trovato il gruppo che cercava da tempo. La band era quotidianamente in sala prove dall’aprile del 1963, ma senza ancora un nome e senza che Benny avesse in mente una vera strategia d’azione. Tutto cambiò con una notte passata a giocare a briscola sui Navigli, Benny Leone riuscì ad acquistare un furgone Alfa Romeo T10 del 1957. La vittoria a carte, avvenuta il giorno 21, bastò a ribattezzare la band: “I BlackJack”.