I BlackJack e Caterina – Cap.7

I BlackJack e Caterina – Immagino che  tutti, quando si parla di anni 60, abbiate capito chi sia la Caterina in questione. Come si sono intrecciate le strade di due artisti così importanti di quegli anni? Grazie alla entusiasmante cronaca che il “casco d’oro” della musica italiana dedicò ai I BlackJack e al loro concerto al Piper di Roma nel giugno 1966. Per quelli che se lo ricordano, e purtroppo sono in pochi, è stato un concerto memorabile, che vide il locale di Via Tagliamento pieno in ogni ordine di posto. La cosa bella dell’articolo è che cita anche un’altra delle personalità più in vista della scena musicale di quegli anni, “la ragazza del Piper”,  confermando alcune teorie su uno dei brani italiani più belli e famosi di sempre (Pensiero Stupendo) .

Non voglio anticiparvi altro e vi lascio alla lettura della trascrizione completa dell’articolo uscito il 6 giugno 1966 sul settimanale giovanile “Ciao Amici“.

Qualche mese fa la mia amica e collega Patti mi ha parlato di questo nuovo complesso, I Blackjack.
Insieme abbiamo ascoltato il loro primo – e finora unico – Long Playing, molto apprezzato da entrambe. Loro arrivano dal sud, dalla Puglia per essere precisi: ma lo show business sta nelle grandi città, lo sanno tutti, e infatti loro già da un po’ fanno base a Milano. Patti mi sa che ha un debole per loro: ha detto che abitano tutti insieme in un appartamento nella periferia sud ovest della città, i quartieri della mala. Wow, ho pensato: oltre che ottimi esecutori questi qui devono anche essere tipi tosti, dei veri duri! E, devo ammettere, il particolare mi ha affascinato, trascinandomi fino al Piper di Roma in questa calda giornata di inizio estate. Sarà uno dei recital più importanti della loro tournée che, mi dicono, ha già toccato con grande clamore anche la Germania, l’Austria, addirittura Londra! Niente male, mi sono detta: considerato che i complessi qui da noi si schiantano tutti a ridosso delle Alpi, beh, questi qui devono avere una marcia in più. Non perdo altro tempo e ve li presento: si tratta di un quartetto, abbigliato alla maniera ‘beat’. I loro brani li eseguono nella classica formazione: c’è Nat alla batteria Tony alla chitarra, Nick basso e voce. Dettaglio non da poco: la voce  chitarrista ritmico è un italo/inglese, si chiama Alan,  ma molti si riferiscono a lui come ‘Churchill’. E’ tutt’altro che vecchio e noioso in realtà! Ottima pronuncia, suona la chitarra, capelli lunghi e sguardo ammaliatore. Intercetta fin da subito gli occhi interessati delle ragazze nelle prime file. Il passaparola dev’essere stato decisivo: per lo spettacolo serale più di mille adolescenti affollano la sala, tutti tra i 15 e i 20 anni. Il concerto non delude, al contrario: in tre quarti d’ora i Blackjack ci fanno ascoltare l’intero repertorio più un pezzo dei Beatles, a sorpresa, durante il bis (una canzone nuova dei Baronetti di Liverpool: si intitola ‘Paperback Writer’ ma il 45 giri qui in Italia non è ancora arrivato).
Il suono è dominato dagli intrecci di chitarre – elettriche ed acustiche – e dalle armonie vocali, con una sezione ritmica solida senza essere troppo invasiva. Hanno padronanza tecnica e presenza scenica: insomma, la grinta certo non gli manca: le canzoni piacciono – specie quella di punta, ‘Yes No’ – e ogni finale è salutato dalle fans con acclamazioni e gridolini, neanche fossimo di fronte a Gianni Morandi o ai Rolling Stones. Nei camerini, dopo il concerto, ho avuto l’opportunità di incontrarli: sono tipi in gamba, non se la tirano troppo, hanno la battuta giusta al momento giusto. Unica pecca: non sanno giocare a carte il che, considerando il loro nome di battaglia, mi ha strappato un sorriso. Ma voi, ragazze e ragazzi, non perdeteveli, saranno la grande sensazione dell’estate, speriamo di avvistarli al Cantagiro.

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