“I BlackJack le origini” – Cap.1

"Nicola e le Salamandre" 1962 - Trani "1°Festival della canzone Italiana"

I BlackJack le origini – Da “Nicola e le Salamandre” ai “The Jupiters”.
Il 28 Ottobre del 1962, il mondo era sull’orlo dell’apocalisse nucleare. I missili Jupiter fortunatamente quel giorno lasciarono la Puglia, e lo stesso fecero Natale, Antonio e Nicola. I tre ragazzi decisero in segno di buon auspicio di chiamarsi “The Jupiters”, anche perché “Nicola e le Salamandre” sarebbe potuto suonare provinciale nella sfavillante Milano degli anni 60. Trovarono alloggio in una delle tante case popolari del quartiere Lorenteggio, che col secondo tratto di Giambellino formava la più grande colonia meridionale milanese. L’inverno del 62/63 fu ricordato per il gelo, il più freddo del XX°secolo, e le amare incursioni musicali: “The Jupiters” venivano chiamati nelle sale da ballo a suonare il liscio e a risistemare le sedie a fine serata. A metà dicembre furono scartati da una casa discografica, gli dissero che erano un gruppo da balera con un nome complicato, dopo il provino, in strada, videro per la prima volta in vita loro cadere la neve. La pessima perfomance non gli procurò un contratto, ma un piccolo impresario che aveva assistito all’audizione li ricontatto pochi giorni dopo per offrirgli un lavoro. Il 23 dicembre del 62, “The Jupiters” arrivarono in Valtellina, a Bormio facevano meno 17 gradi, e Natale, il batterista, addormentatosi sulla corriera che partiva da Sondrio, rischiò di perdere l’alluce del piede destro a causa del freddo. Il trio avrebbe rallegrato le serate dell’Hotel Adele, metà di rampanti imprenditori e giovani rampolli lombardi, pionieri della nascente stazione sciistica. La band aveva avuto l’imperativo di eseguire brani “classici”, non cantare per nessun motivo, e soprattutto di tagliare i capelli. Poteva sembrare un incubo, ma venivano pagati per suonare e non dovevano dividere un minuscolo appartamento con tre operai della OSRAM. Le giornate passavano tranquille, provando le loro canzoni nella foresteria dove erano stati alloggiati e tentando un qualsiasi tipo di approccio con le cameriere dell’albergo. I ragazzi cominciarono a prenderci gusto e a mettere su un po’ di peso, dopo le ristrettezze del periodo milanese. Febbraio era alle le porte e la stagione sciistica agli sgoccioli. L’incertezza del futuro iniziava a consumare la band, ma la provvidenza esiste, e nel 1963 si faceva chiamare Benny Leone. Benito “Benny” Leone, in arte Milledischi, aveva lasciato casa all’età di 20 anni, stanco delle ferrea morale dei genitori e innamorato della “depravata musica albionica”, così il padre repubblichino definiva il rock and roll. Il giovane Benny, talentuoso musicista ed autore, aveva provato inutilmente a sfondare nel mondo discografico, ma il suo aspetto e soprattutto i temi “scomodi” dei suoi brani gli avevano ostacolato la via del successo. Stanco di essere scartato e nauseato dal perbenismo del mondo musicale italiano aveva deciso di emigrare. I suoi anni inglesi erano coperti da una fitta coltre di mistero, raccontava di aver suonato ovunque e di aver inciso “milledischi” con gli artisti più blasonati, di essere stato amico di giovanissimi astri nascenti della “British Invasion” : John Lennon, Ray Davies, Pete Townshend e di un promettente cantautore americano di nome Bob Dylan. Ad ogni racconto conoscenze ed aneddoti si moltiplicavano. Benny era rientrato da poco in Italia per fare il manager, mettendo tutta la sua esperienza a servizio di talentuosi artisti voleva cambiare la polverosa scena musicale. Tra le artiste della sua scuderia c’era Lauraine, raffinata cantautrice  provenzale, che stava promuovendo con un “prestigioso” tour negli alberghi delle dolomitici. Fu prima che iniziasse il concerto di Lauraine all’Hotel Adele, che Benny ascoltò i “The Jupiters” suonare alcuni dei loro brani durante il soundcheck  e ne rimase colpito. Dopo la serata, Benny si presentò ai ragazzi e bevuto qualche drink, intervallato da alcune delle sue storie inglesi, li invitò a contattarlo appena rientrati a Milano. Gli disse che avrebbe fatto un pensierino se prenderli con lui. La band tornò in città agli inizi di Marzo, riuscirono a prendere in affitto una piccola casa solo per loro, ma i soldi invernali cominciavano a scarseggiare e anche le speranze di riuscire a combinare qualcosa nel mondo della musica. Dopo qualche settimana, si decisero a ricontattare Benny Leone, che diede loro appuntamento nel suo “studio”. Il vecchio seminterrato dove Benny amministrava l’attività non ispirava grande fiducia; ma i “The Jupiters” non avevano scelta e decisero di entrare. Questa è solo la prima parte del racconto – I BlackJack  le origini-.

“Fonti – Enzo Mottola “Bang Bang! il Beat Italiano a colpi di chitarra” Bastogi Editrice Italiana,2008″

Frontespizio-Tesi-Mino

Fonti-Ariel Bertoldo 2004/2005

I BlackJack – Chiedimi chi erano.

I BlackJack –  Sono stati una band beat italiana attiva tra il 1962 e il 1969. La band ha all’attivo un solo album, praticamente introvabile, e una manciata di singoli. Oltre la qualità dei propri lavori, caratterizzati da sonorità che li collocano come un’anomalia nella scena di quegli anni, fedeli si al genere e alla loro epoca, ma dotati di estro e originalità rara, sono spesso citati dai più profondi conoscitori di quella musica e di quegli anni per la loro storia. I BlackJack salgono alla ribalta con un disco,”Gennaio”, che è esso stesso un fenomeno assestante: prodotto con difficoltà, stampato in poche e copie, ad oggi una vera rarità. Ma questo non è niente rispetto a ciò che accadrà dopo: se ne hanno notizie fino alla primavera del 1969, per poi sparire per sempre, senza averne notizie certe e senza sapere cosa gli sia successo.  I loro brani più famosi sono stati anno dopo anno cancellati dai palinsesti radio, si è smesso di parlarne e di citarli. Spesso capita di dimenticare un gruppo, probabilmente accade il più delle volte, pochi di voi ricorderanno I Beatniks, I Pensiero, I GridoBeat a altre decine di gruppi ormai sepolti dal tempo. Ma dietro il caso dei I BlackJack sembra esserci qualcosa di più, qualcosa di meno casuale. In queste pagine, capitolo per capitolo, non leggerete, come accade in altri siti, assurde teorie , ma si cercherà con fatica, visto la penuria di materiali reperibili, di raccontare la loro musica e tentare di farsi un’opinione sulla loro storia, sperando di riportare in superficie una band che non merita di essere dimenticata – I BlackJack.

“Se ti addormenterai, io sarò lì, mi sdraierò lo sai, e poi a fianco a te, la luce nasconderò perchè  il vento soffia un’altra tua follia, resto ancora accanto a te” – Fiammiferi 66/I BlackJack 

foto bj vecchia

I BlackJack – servizio fotografico ROMA-1965. Studio Pagano